Contenuto principale

 

L’attività prevalente che la sezione svolge è quella di orientare i giovani verso mete possibili e praticabili in base alle aspirazioni individuali, il percorso di studi e l’offerta del mercato del lavoro e nel contempo far osservare ai datori di lavoro le norme sul collocamento obbligatorio con particolare riferimento al settore del centralinismo se pur in crisi.
L’invito rivolto ai più giovani è, pertanto, quello di completare il percorso di studi conseguendo possibilmente una laurea e di non ripiegarsi sui lavori tradizionali cercando di avviarsi verso l’attività lavorativa più consona alle proprie abilità professionali.

Normativa di riferimento

  • Legge 68/99 "Norme per il diritto al lavoro dei disabili";
  • legge 113/1995 e successive modificazioni per il collocamento al lavoro dei centralinisti telefonici;
  • DM 10 gennaio 2000 “Individuazione di nuove figure professionali”. Il Decreto ha individuato tre figure equipollenti al centralinista: 
    1. Operatore telefonico addetto all'informazione, alla clientela e alle pubbliche relazioni; 
    2. Operatore telefonico addetto alla gestione ed utilizzazione di banche dati;
    3. Operatore telefonico addetto al telemarketing e telesoccorso.
  • legge 403/1971 e successive modificazioni relativa al collocamento dei massaggiatori e massofisioterapisti;
  • legge n. 29/1994 “Norme in favore dei terapisti della riabilitazione non vedenti";
  • legge n. 120/1991 “Norme in favore dei privi della vista per l'ammissione ai concorsi nonché alla carriera direttiva nella Pubblica Amministrazione e negli Enti Pubblici, per il pensionamento, per l'assegnazione di sede e la mobilità del personale direttivo e docente della scuola” 

Partecipazione a concorsi

L'articolo 20 della Legge 5 febbraio 1992 n. 104, stabilisce che qualsiasi persona con disabilità può sostenere le prove d'esame nei concorsi pubblici e per l'abilitazione alle professioni avvalendosi degli ausili necessari e dei tempi aggiuntivi eventualmente necessari in relazione alla specifica disabilità. Il medesimo articolo aggiunge che nella domanda di partecipazione al concorso o all'esame per l'abilitazione alle professioni il candidato ha la possibilità di specificare l'ausilio necessario, nonché l'eventuale necessità di tempi aggiuntivi. 

Il comma 3 dell'articolo 7 della Legge 29 marzo 1985 n. 113  precisa più nel dettaglio che i cittadini non vedenti che partecipano a concorsi per l'assunzione presso datori di lavoro pubblici o a concorsi interni, relativi anche a qualifiche professionali diverse da quella di centralinista, hanno diritto di usufruire degli strumenti e dell'assistenza indispensabili per sostenere le prove di esame; hanno diritto a tale agevolazione i ciechi assoluti e coloro che hanno un residuo visivo non superiore a 1/10 in entrambi gli occhi.
Su tale argomento sono anche intervenute due principali disposizioni attuative sotto forma di circolari.
La prima è la n. 32176 - 4.2.29 del 18 settembre 1985 Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri (GU del 5 ottobre 1985, n. 285), che ha avuto cura di precisare che il dettato del menzionato articolo 7 della Legge 29 marzo 1985 n. 113 si applica alle procedure di espletamento di tutti i concorsi pubblici cui partecipino candidati non vedenti, aggiungendo che deve essere cura delle commissioni giudicatrici definire, volta per volta e secondo le circostanze e le necessità, le modalità più opportune per consentire un corretto svolgimento delle prove di esame. È in particolare compito della commissione d'esame stabilire nel caso concreto i tempi aggiuntivi da assegnare al non vedente per l'espletamento della prova d'esame, che dovranno essere proporzionati a quelli assegnati agli altri candidati. È anche compito della medesima commissione quello di individuare una persona vedente (se del caso, in grado di leggere il Braille) da assegnare al minorato della vista per la trascrizione della prova in nero, in modo che essa non sia riconoscibile da quella degli altri candidati. È escluso, invece, che il non vedente che partecipa al concorso possa farsi accompagnare da persona di propria fiducia. La seconda è, la n. 144 del 3 giugno 1991,  Ministero della Pubblica Istruzione, che disciplina specificamente l'uso di un personal computer come strumento di scrittura da parte dei non vedenti per la confezione dell'elaborato scritto in sede di concorsi a cattedre.

Precedenza nei trasferimenti

L'articolo 21 della Legge 5 febbraio 1992 n. 104 attribuisce agli invalidi, con un grado di invalidità superiore ai due terzi o con minorazioni ascritte alla l a , 2 a o 3 a categoria della Tabella A annessa alla Legge 10 agosto 1950 n. 648 - il diritto di precedenza nella scelta della sede di assegnazione nel caso di trasferimento a domanda.
L'art. 33 ai commi 5 e 6 prevede che il genitore o familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assiste con continuità un parente o un affine entro il terzo grado con disabilità non può essere trasferito senza il proprio consenso ad altra sede. Anche per tale ipotesi l'interpretazione corrente è che l'agevolazione si applichi solo quando l'assistenza riguarda un soggetto con handicap in situazione di gravità, ma senza che sia richiesto anche il requisito della convivenza. Diversamente dal caso precedente, però, il rifiuto del trasferimento è un vero proprio diritto soggettivo: si tratta, infatti, di una disposizione che rafforza ed estende quanto previsto dall'art. 2013 del Codice civile, il quale stabilisce che il lavoratore non può essere trasferito da un'unità produttiva all'altra senza comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Il comma 5 aggiunge a tali ragioni anche il consenso dell'interessato; in caso di violazione è ammesso ricorso al giudice di pace.

Esonero dal lavoro notturno

L'art. 53 del DLgs. 26 marzo 2001 n. 151 stabilisce che non possono essere adibiti al lavoro notturno i lavoratori e le lavoratrici che hanno a proprio carico un soggetto disabile, ai sensi della legge 5 febbraio 1992 n. 104.
Dalla formulazione della norma appare evidente che non è richiesto il requisito della gravità dell'handicap; è, invece, richiesto che il soggetto portatore di handicap sia a carico del lavoratore, stando con ciò a indicare che il lavoratore deve essere colui che presta l'assistenza al soggetto portatore di handicap, che ne ha la responsabilità assistenziale. Non è, tuttavia, richiesto che tale assistenza debba essere esclusiva e continua, né che debba essere soddisfatto il requisito della convivenza.
Per quanto riguarda il concetto di "lavoro notturno", occorre fare riferimento al DLgs. 8 aprile 2003 n. 64 il quale stabilisce che è considerato lavoro notturno l'arco di tempo di almeno sette ore consecutive comprendenti l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque del mattino, come per esempio i turni dalle 22.00 alle 6.00. Viene considerato lavoratore notturno colui che svolge almeno tre ore del proprio orario di lavoro giornaliero durante il periodo notturno, secondo le norme definite dai singoli contratti collettivi di lavoro; in difetto di una disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all'anno.